Ponton e l'Adige


 

Dopo la stasi quattrocentesca, con il '500 anche per le campagne era arrivata la ripresa demografica. A Ponton, intorno al 1530, si contavano 140/150 abitanti (così asserivano i curati): la poplazione era in crescita, e il Vescovo Gian Matteo Giberti decise che era giunto il momento di ingradire la chiesa parrocchiale. ma con la peste del 1575-1576 la popolazione scese a 110 anime. Riprese però subito a salire: dal 1577 al 1599 passò da 110 a 160 abitanti, per arrivare a 190 nel 1630.
Nell'arco di un secolo (1530-1630), la popolazione di Ponton aumentò dunque da 140/150 unità a 190 (+34% circa). Ma fu una crescita inferiore alla media della Valpolicella.
Per fare dei raffronti, Sant'Ambrogio nel medesimo periodo salì da 400/500 abitanti a 711 (+58% circa), Pescantina subì una vera esplozione demografica: da 900 a 1559 abitanti (+73%). La crescita di queste località traeva impulso dai due settore trainanti dell'economia della Valpolicella Atesina: l'estrazione e il commercio del marmo, e il traffico fluviale. Ma tali settori- come l'andamento demografico testimonia- incisero più debolmente sulla crescita di Ponton.
Il trasporto via Adige venne monopolizzato dalle due grandi corporazioni di barcaioli o burchieri -quella di Pescantina e quella di Verona-, e l'attività marmifera, pur facendo sentire benefici effetti per il porto, creò soprattutto movimenti migratori verso Sant'Ambrogio. Le operazioni di carixo e di spedizione del marmo se pur si avvalevano, in parte, del porto di Ponton, erano gestiti dai marmisti di Sant'Ambrogio e dai barcaioli di Pescantina, ai quali spettava di diritto la copertura del tratto Verona-Trento. Manodopera pontonese fu forse impiegata per la risalita delle banche lungo l'Adige.
Nel 600, per il trasporto di un carico medio a nord di Verona erano
necessari 6-7 uomini per ogni barca. Altrettanti -quasi sempre ragazzi- venivano utilizzati per guidare i cavalli da traino -in genere 7-8- che percorrevano la strada alzaia (o cavallara), lungo la riva, per tratte di 20 o 40 Km, dopodichè i cavalli venivano sostituiti (a Ponton terminava la prima tratta proveniente da Verona). E nel '700-'800 i grossi traini richiedevano anche 10-12 coppie di buoi o di cavalli.
Di qualche spedizione in partenza dal porto di Ponton ci è giunta notizia. Nel 1580, per esempio, Gregorio Gasparini, marmista di Sant'Ambrogio, fece caricare un certo quantitativo di pietre (quadri de piera) diretti a legnano per la costruzione della fortezza di quella città. E ancora nel 1609 risultano altre spedizioni da parte dei Gasparini.
Perlopiù veniva caricato materiale grezzo o appena sbozzato: tavolette, tavolini, lastre di pietra viva, palagoni o prede da palagon. Ma non mancano, già dal '500, prodotti finiti, specie monumenti sepolcrali.
Tuttavia, la maggior parte dei marmisti (o taiapreda, come allora si diceva) di Sant'Ambrogio (i Zorzi, i Cecchini, per citare la famiglie più note e ben introdotte nel mercato veneziano che daranno vita a dinastie secolari di lavoratori del settore, ma anche i Maggi, i Busini, gli Orlandi, gli Zampieri...) spesso si servivano del porto di Pescantina, perché più attrezzato e piú vicino a Verona, dove il materiale era destinato. Giunto nella città scaligera il carico veniva trasbordato sulle imbarcazioni dei burchieri veronesi (ma lunghe e contrastate furono le lotte tra i burchieri di Verona e quelli di Pescantina che pretendevano di coprire l'intero tragitto, fino a Venezia) per proseguire, via Adige, verso l'Adriatico, o dirottare sui canali che conducevano verso le città padane (Modena, Cremona, Ferrara... dove era molto alta la richiesta del marmo rosso di Sant'Ambrogio per la costruzione di chiese e palazzi).
Nel '600 si ha notizia di alcune famiglie di tagliapietra di Ponton: Tomezoli e i Sartori. Fra i Tomezoli si distinse Giacomo che emigrò in Spagna; tornò poi a Ponton, dove nel 1612 scolpì in pietra un capitello a forma di stele o cippo stradale (vi sono indicate le direzioni "verso Trento" e "verso Verona"): esso raffigura il Cristo della Passione e attualmente si trova sotto l'arco nei pressi della chiesa parrocchiale. I Sartori erano invece specialisti nella costruzione di altari: nel 1669, Giacomo e Giobatta, padre e figlio, fecero tre altari per la chiesa dei camaldolesi di san giorgio, sull'eremo della Rocca di Garda.
Il marmo, tuttavia, rappresenta solo una parte dell traffico fluviale. Nel '500-600 l'Adige era i tratto terminale della via commerciale che collegava le regioni del nord Europa con Venezia. Vi transitava, in discesa e in risalita, merce di ogni genere: legname proveniente dal Tirolo e mercanzie di pregio -spezie, cere, salumi, zucchero, cotone, panni, sete, pesce salato, articoli orientali -che dal mercato veneziano affluivano nelle maggiori e ricche città commerciali europee, a Insbruk, a magonza, a Bruxelles, ad Anversa... Alcune merci venivano scaricate al porto di Ponton per essere poi condotte alla dogana di Lazise e rifornire i paesi più vicini della sponda veronese e bresciana del lago. Ma in realità, della gran parte di questo enorme flusso di merci che transitava lungo l'Adige, Ponton rimase per secoli spettatore attonito e passivo.

Giuseppe Conforti

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